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 Come si costruiscono relazioni

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Mario
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MessaggioTitolo: Come si costruiscono relazioni   24/4/2008, 11:31

DA:http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1328765
Scienze sociali
Relazioni sociali
[size=18]La dinamica delle amicizie solide
Alcune amicizie sono fuggevoli, altre durano per anni. La forza dei rapporti è influenzata da molteplici fattori spesso molto difficili da studiare in modo oggettivo, ma quelli di lunga durata condividono alcune caratteristiche, che sono state individuate da due ricercatori, Cesar Hidalgo dell'Università di Notre Dame, nell'Indiana, e Carlos Rodriguez-Sickert, della Pontificia università cattolica del Cile, che le illustrano in un articolo pubblicato sull'ultimo numero di Physica A.
Per condurre la loro ricerca, Hidalgo e Rodriguez-Sickert hanno analizzato il dati relativi a due milioni di persone e 8 milioni di telefonate avvenute nel corso di un anno, scoprendo – come forse si poteva intuire – che un fattore essenziale della durata dell'amicizia è la reciprocità, tanto che sulla sua base si può predire l'andamento futuro del rapporto.
Come spiegano nell'articolo, la persistenza della connessione fra due specifici soggetti è una misura di quanto spesso uno chiama l'altro. I ricercatori hanno analizzato i dati su intervalli di 15 minuti, per stabilire se due soggetti erano entrati in contatto in quell'intervallo di tempo. Quanto maggiore era il numero di intervalli in cui c'era il contatto, tanto maggiore era il valore di persistenza di quella coppia di persone.
E' risultato che la maggioranza dei contatti fra due chiamanti (il 60 per cento) aveva una persistenza che si esauriva nell'un arco di 15 giorni, il 20 per cento circa svaniva progressivamente nei mesi successivi, mentre il restante 20 per cento arrivava a coprire l'intero periodo di osservazione, ossia un anno.
Il fattore più significativo nel determinare la persistenza era la reciprocità delle chiamate, ma un altro elemento influente è risultato essere il fatto che le persone in contatto con uno specifico soggetto avessero relazioni anche fra di loro, tanto che il grafo delle relazioni viene ad assumere una caratteristica forma a “farfalla”.
Un risultato molto meno intuitivo è però quello che mette in relazione la quantità e la qualità dei rapporti: "E' ben noto che alcune persone sono più collegate di altre, ma non si sapeva se questi soggetti fortemente connessi avevano anche un elevato numero di connessioni forti. Se i limiti di tempo possono costringere le persone con più collegamenti a legami meno persistenti, i dati mostrano che, in termini assoluti, chi ha più connessioni ha anche legami più persistenti di quelli meno connessi. I soggetti altamente connessi non svendono la qualità per la quantità; piuttosto, appaiono socialmente più espressi sia come numero che come persistenza dei legami.”
Un aspetto vagamente inquietante della ricerca lo si intravede nell'affermazione dei ricercatori che essa può essere di grande interesse per il marketing. “Per piazzare più efficacemente i loro prodotti, le società commerciali hanno tradizionalmente segmentato la la popolazione target per età, sesso, etnia, status socio-economico. Via via che diventano disponibili sempre più dati sulla struttura sociale, è possibile per le società categorizzare le persone sulla base della loro strutura locale e della loro rete sociale. (gg)
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elisa
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MessaggioTitolo: Re: Come si costruiscono relazioni   24/4/2008, 15:32

Sono andata a ricercare questo interessante articolo sul sito indicato da Mario e navigandoci un po' ne ho trovato un altro che mi sembra interessante per capire come si possono conservare le relazioni. Riporto i paragrafi più significativi:
"Il difficile punto di vista dell'altro

Le culture collettivistiche tendono a favorire un concetto di sé definito in termini di relazioni e obblighi sociali, quelle individualistiche si riferiscono ad aspirazioni e risultati del singolo
Gli occidentali, e gli statunitensi in particolare, faticano a mettersi dal punto di vista delle persone che appartengono a culture differenti e questo provocherebbe molto spesso una comunicazione dagli esiti piuttosto incerti: non è un luogo comune, ma la conclusione di un'analisi sperimentale condotta da Boaz Keysar dell'Università di Chicago, che la illustra in un articolo pubblicato sull'ultimo numero della rivista Psychological Science, in cui individua anche le radici di questo problema.

Studi condotti sui bambini hanno infatti dimostrato che la capacità di assumere il punto di vista di un'altra persona è una capacità universale dell'essere umano. Tuttavia, non tutte le società incoraggiano allo stesso modo lo sviluppo di questa capacità nel corso dello sviluppo della persona. Una cultura che punta sulla valorizzazione dell'individuo, osserva Keysar, rischia di non valorizzare queste facoltà, al contrario di quanto avviene in una cultura di stampo collettivista come quella cinese che incoraggerebbe a porsi il problema di quale sia la prospettiva di chi ci sta di fronte........

Chi fa parte di una cultura collettivistica tende a essere interdipendente e ad avere un concetto di sé definito in termini di relazioni e di obblighi sociali. Per contro, i membri di culture individualistiche si sforzano di avere un concetto di sé definito nei termini delle proprie aspirazioni e dei risultati ottenuti."

Per riassumere quindi io credo che le relazioni sociali possono durare non solo se si cerca di mantenere i contatti fra le persone, non importa la quantità ma la qualtà, i rapporti sono tanto maggiori se si adotta un tipo di relazione a farfalla dove ognuno è il centro di rapporti che si diramano e che mettono in contatto altre persone , come credo abbiamo fatto noi, dove ognuno ha proposto altri a lui vicini e da questo sono nati altri contatti. Ma è anche importante avere una cukltura collettivistica che porta a porsi il problema di assumere il punto di vista dell'altro
. Io aggiungerei, per quanto riguarda la mia esperienza non di studiosa ma di una persona comune , è importante l'approccio che hai con l'altro, deve essere un rapporto paritario, con regole certe, un partecipare ma anche un far partecipare,capire quando è opportuno dire qualcosa e quando no, trovare i toni giusti all'occorrenza, fare capire all'altro che per te è importante
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Mario L
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MessaggioTitolo: neuron mirror   24/4/2008, 15:42

Nella neuropsicologia sperimentale, ormai è diffusa la conoscenza del meccanismo del neuron mirror (neuroni specchio).
In pratica, attraverso tecniche di visualizzazione dell'attività cerebrale (spect) si è visto che una persona, posta di fronte ad un'altra che compie un'azione, attiva le stesse ed identiche aree cerebrali di quella che sta realmente compiendo l'azione. E' come se, vedendo una cosa, chi vede, si immedesimi in ciò che sta vedendo.
Da questo sono discese tutta una serie di applicazioni: dalla realtà virtuale (che permette ad esempiuo agli atleti di allenarsi davanti ad un computer in grado di simulare la gara da farsi) ai meccanismi di apprendimento o addestramento tramite virtualità.
La cosa chiaramente ha delle implicazioni forti dal punto di vista sociale. E' come dire che, se si frequenta gente di un certo tipo, alla fine ci si allena ad assumerne comportamenti e modi di fare. Se non la si frequenta, certe cose non riusciranno mai a fare parte del tuo bagaglio esperienziale.
Niente di nuovo, a quanto sembra. Un vecchio detto diceva "chi va con lo zoppo, impara a zoppicare". Ma apre una discussione enorme sul rapporto fra le culture e le appartenenza ai diversi gruppi.
Come gestirle?
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elisa
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MessaggioTitolo: Re: Come si costruiscono relazioni   24/4/2008, 16:04

Non sono una psicologa e non saprei come gestire scientificamente i rapporti. So solo che le mie radici antiche mi dicono di "non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te", e "ama il prossimo tuo come te stesso" alcuni di voi sanno che nella mia formazione la parola di Cristo è stato un elemento importante, dopo sono diventata agnostica ma gli insegnamenti del Cristo-uomo li ritengo sempre attuali . Questi sono i concetti che sono alla base dei miei rapporti sociali anche se, disgraziatamente, non riesco a porgere l'altra guancia e le provocazioni mi portano a far uscire la parte peggiore di me.
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