LA NUOVA SINISTRA

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Mario
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MessaggioTitolo: Segnalo questo documento di UNITI A SINISTRA   26/4/2008, 17:04

Ho già contattato il responsabile di Uniti a Sinistra a me più vicino. Trovate i referenti dei vari territori andando sul sito
http://www.unitiasinistra.it/index.php?option=com_content&task=view&id=13&Itemid=26
e cliccando su
"Dove siamo" in alto a sistra, accanto alla cartina d'Italia.

Questa la loro carta di intenti.

Sentiamo l’esigenza di assumere un’iniziativa in questa fase perché vogliamo contribuire a dar vita a una sinistra in grado di agire in un tempo nuovo, che si ponga in modo inedito e coraggioso la questione delle forme della politica.
Il liberismo mondiale ha visibilmente concentrato in qualche anno poteri straordinari in poche mani, fuori da ogni controllo democratico, ha aperto una fase crescente di crisi delle basi della democrazia negli stessi paesi occidentali ed ha scatenato una nuova fase di guerra.

Contro tutto ciò è venuta crescendo una nuova critica democratica.
La domanda di diritti sociali e civili, l’opposizione alle conseguenze che si determinano sul piano sociale e ambientale, la richiesta a tutti i livelli di partecipazione e di democrazia, il rifiuto della guerra sono le novità di grande rilievo che interrogano la politica e la sinistra e che richiedono coerenti e adeguati sviluppi.
E’ necessario contrastare efficacemente e operare per sconfiggere la continua riduzione degli spazi democratici con cui, a tutti i livelli, il liberismo reagisce alle difficoltà che incontra. E’ clamorosa l’arroganza con cui si pretende di esportare la democrazia nel momento in cui viene radicalmente messa in crisi proprio nei suoi insediamenti più forti.

Il terrorismo, il fondamentalismo islamico, la rinuncia al carattere laico dello Stato, lo scontro etnico-religioso, spesso intrisi della difesa degli stessi modelli liberisti, l’uso sapiente dei media per fomentare ferocia e odio, sono l’altra faccia della crisi di civiltà in cui stiamo entrando.

In Europa, non solo in Italia, si apre in modo inedito la questione della sinistra. Si tratta infatti di prendere atto, esattamente con la forza con cui l’89 raccontava della fine delle dittature comuniste, dell’esaurimento del tentativo operato dallo stesso campo socialdemocratico nell’intento di temperare le politiche liberiste. Di fronte all’affermarsi del liberismo e del modello sociale americano, la sinistra riformista ha di fatto abbandonato le sue ragioni : essere referente degli interessi politici e sociali delle classi subalterne a partire dal mondo del lavoro, proponendosi di affermare un loro autonomo possibile punto di vista.

Nel campo del socialismo europeo si è aperta una nuova dialettica –sia al suo interno (Francia, Spagna, Portogallo) che con nuove soggettività politiche (Lafontaine) fuoriuscite dalla socialdemocrazia-.
La formazione della Sinistra Europea apre una prospettiva nuova e importante, oltre l’orizzonte delle tradizionali forze comuniste. Tra i verdi c’è un fermento significativo . Nei movimenti altermondialisti e nel processo dei Forum Sociali Europei (Firenze, Parigi, Londra) sta maturando un sentire comune che influenza anche grandi soggetti internazionali, come la Confederazione Europea dei sindacati.
L’esito del referendum francese e olandese obbliga a ripensare un vero itinerario costituente, profondamente democratico, di un’altra Europa e di un’altra sinistra europea.

Vogliamo concorrere, portando il nostro contributo, ad un processo che veda l’aggregazione politica e culturale di una nuova sinistra europea socialista, pacifista, antiliberista, ambientalista e dei beni comuni, democratica e non violenta. L’orizzonte di questo processo non è tanto di ricomporre antiche fratture, ma di agire per contrastare e sconfiggere le politiche liberiste, aggredirne le contraddizioni produttive, economiche e sociali, assumere in pieno il potenziale contributo alla liberazione presente nella scienza e nella tecnologia, e aprire concretamente la strada ad un’Europa sociale della pace, del lavoro, della natura, dell’ambiente e dei beni comuni, dei diritti universalistici, della democrazia e della partecipazione. La vecchia nozione di sviluppo, con l’immenso fabbisogno energetico che la sostiene, con la distruzione del territorio e dell’ambiente che provoca, con le scorie e gli sprechi che produce è messa in discussione. Un’altra Europa vuol dire un’altra idea di sviluppo, con caratteristiche diverse e alternative rispetto alla concezione distruttiva e miope che si è andata imponendo negli ultimi decenni. Senza questa nuova sinistra si continuerebbe a macinare fino a definitiva conclusione nel giro di pochi anni l’intera storia del movimento operaio europeo, con tutte le sue conquiste, cancellando con esse ogni possibilità futura di un modello sociale universalistico ed egualitario.

Vogliamo una Costituzione europea radicalmente democratica, fondata sul lavoro e sulla pace, che non sottometta al mercato, al profitto, al dominio degli interessi dell’impresa e alla rendita gli interessi sociali e civili fondamentali e che sia espressione di una nuova sovranità popolare continentale. Vogliamo rimettere in discussione il ruolo dei paesi ricchi, il modo in cui l’Occidente, a causa delle sue politiche, viene percepito in tutto il pianeta e far diventare questa nuova sinistra parte della moderna critica planetaria al liberismo, che vede protagonisti movimenti globali, grandi campagne mondiali, nuove potenze regionali, sindacati, chiese.
Questo processo si colloca in un punto cruciale di frontiera tra memoria e futuro.

La memoria della sinistra è plurale e ha un patrimonio straordinario: la storia di tutto il movimento operaio, delle sue conquiste e delle sue sconfitte, delle sue divisioni e delle sue speranze; i nuovi movimenti, a partire dal pensiero della differenza e dal femminismo, che hanno proposto in termini nuovi il tema dell’individuo e della sua liberazione; il pacifismo che a partire dai primi anni 80 si è sedimentato coltivando i semi della moderna opposizione alle armi e all’ingiustizia; le critiche al modello industrialista e consumista, della vecchia idea di crescita, che hanno investito non solo il capitalismo ma anche i suoi tradizionali oppositori.

Il futuro della sinistra, muovendo da queste solide basi del secolo scorso, deve saper andare oltre ed immergersi nei conflitti dell’epoca moderna sperimentando ad ogni livello la ricerca di profonde innovazioni nella propria identità con l’assunzione di una concezione radicale della democrazia e della partecipazione, nell’esercizio del potere e nella pratica politica, a partire dal rapporto stesso con i propri interessi e soggetti sociali di riferimento. Non basta più la dimensione nazionale. Il nuovo pacifismo mondiale, la critica alle armi, la critica ad una concezione autoritaria e violenta del potere, l’opposizione crescente alla totale mercificazione e precarizzazione del lavoro e a una superata nozione di sviluppo, la consapevolezza crescente delle conseguenze sul clima che quell’idea ha provocato, offrono un’opportunità inedita per affermare in una dimensione internazionale un progetto di società che si fonda sugli ideali di libertà e autodeterminazione delle donne e degli uomini, di uguaglianza e di giustizia sociale, di solidarietà e di mutualismo che sono il sale della sinistra.
Sono cinque i punti dell’agenda della nostra iniziativa: il rifiuto della guerra ed il disarmo, la nonviolenza; il lavoro, le lavoratrici ed i lavoratori, la loro riunificazione e rappresentanza; l’ambiente e i beni comuni; i diritti di cittadinanza; la partecipazione e la democrazia.

Sono questi i vincoli fondativi su cui definire e praticare una ipotesi di sviluppo alternativo a quello attuale, ecocompatibile, impraticabile all’interno dell’attuale modello di competitività e di finanziarizzazione dell’economia.
E’ su questo terreno che si pone la necessità e si apre la possibilità di fuoriuscire dal vicolo cieco in cui si dibattono problemi come quello della mobilità sostenibile, dell’energia e dell’acqua, della diversità biologica e culturale.
Tutto ciò chiama inevitabilmente in causa la funzione dello Stato nell’economia ben al di là di un ruolo di produttore e garante di regole e tutele per una partita tutta giocata dalle imprese e dalla finanza.

Pacifismo e nonviolenza, ecologismo e beni comuni, femminismo e diritti civili, cristianesimo dell’impegno, nuove culture religiose e ricerca di spiritualità e di senso interrogano, soprattutto chi viene dall’esperienza storica della critica al lavoro salariato, sul bisogno di un pensiero forte in quest’epoca di critica radicale e diffusa all’iniquità planetaria.

Così come lo interrogano drammaticamente le lotte sociali e le difficoltà planetarie dei sindacati a fronte dei processi in atto che fanno della distruzione delle possibilità delle lavoratrici e dei lavoratori di considerarsi ed intervenire come soggetto collettivo e solidale di trasformazione il loro essenziale fondamento competitivo. Frammentazione e frantumazione del mondo del lavoro, la precarietà come connotato generale della condizione lavorativa e di vita, il dominio unilaterale sul lavoro e l’umiliazione del reddito da lavoro sono non a caso caratteristiche strutturali di questi processi.

L’appropriazione da parte dell’impresa del tempo di lavoro e di vita è il segno evidente della cancellazione della soggettività della classe lavoratrice.
La lotta contro la precarizzazione, l’affermazione e l’estensione della contrattazione collettiva su basi solidali, la riunificazione del lavoro, una sua diversa organizzazione e il tempo riconsegnato alle persone, richiedono una radicale scelta democratica: il diritto delle lavoratici e dei lavoratori a votare le piattaforme e gli accordi che intervengono nella loro condizione, senza il quale il valore della democrazia viene mortalmente indebolito.

Per ora, in questa ricerca, ci limitiamo a indicare la strada di un socialismo radicalmente democratico, europeo e globale nei suoi strumenti, come alternativa.
La questione delle forme della politica e della democrazia (sia a partire dalla tradizionale forma-partito, gerarchica e autoritaria che dall’attuale deriva leaderistica della politica e dei politici come ceto) si pone in modo totalmente. inedito. L’identità di una sinistra nuova parte dall’obiettivo di democratizzare la democrazia, lavorare per la cessione del potere –e non per la sua conquista nelle mani di pochi-, affermare nella pratica pari dignità assoluta tra forze politiche rappresentate nelle istituzioni e movimenti, contrastare la personalizzazione leaderistica e le sue cause, superare l’idea novecentesca di partito e lavorare per soggetti politici partecipativi, a rete, democratici. C’è bisogno di superare l’idea della separazione e dell’autosufficienza della sfera politica, dare dignità ai cittadini che fanno politica fuori dalle sue sedi tradizionali, riconoscere e tutelare l’autonomia politica delle tante forme in cui si manifesta la rappresentanza sociale. I movimenti di questi anni hanno posto l’esigenza di inventare una nuova pratica politica, fatta di gratuità, disinteresse, ascolto, moralità, circolarità.

Questo bisogno di un’altra politica si accentua, in questo periodo, anche in rapporto alle contingenze politiche nazionali. La crisi politica del centro-destra, lo sfaldamento del suo blocco sociale e l’aggravamento materiale e esistenziale delle condizioni di vita di milioni di donne e uomini, con un paese fermo e una società spoglia di speranza, rendono possibile ed urgente il cambiamento. L’alternativa vincente può essere l’Unione. Il modo in cui la coalizione di centro-sinistra si è finora preparata a questo appuntamento non è stato adeguato. Il programma è rimasto chiuso in stanze ristrette. Nodi giganteschi –guerra e pace, funzione sociale del lavoro e salario, democrazia e lotta alla precarietà, promozione di una buona e piena occupazione, ambiente e sviluppo, un nuovo spazio pubblico come garanzia dei diritti fondamentali di cittadinanza,, migranti, affermazione dell’eguaglianza come fondamento della società- sono rimossi, e quando emergono (è il caso dell’uso della forza) segnalano possibili devastanti lacerazioni.

Il fatto più grave è che è intervenuto un vuoto nella ricerca e definizione di contenuti alternativi contemporaneamente ad una rimozione sostanziale delle domande democratiche e di ripensamento dei luoghi e degli strumenti della politica, che sono state proposte dai movimenti in questi anni, a partire da quello di critica alla globalizzazione e da quello sociale. Anche l’esito fortemente negativo del referendum sulla fecondazione medicalmente assistita interroga proprio sul tema della qualità della partecipazione, della pratica della politica, dello stato di salute della democrazia. Questa complessiva debolezza,mentre favorisce la resistenza dell’attuale governo, alla prova del Governo dell’Unione rischia di precipitare, provocando un vero e proprio corto-circuito generale.

Guardiamo quindi con favore ad ogni iniezione di democrazia e di partecipazione, come quelle che nelle ultime settimane ha prospettato la coalizione.
Sono pertanto importanti, i tentativi di mettere in rete diverse realtà dei movimenti e delle varie esperienze di critica sociale, ambientale, civile, di ispirazione cristiana e di sinistra. Le idee e i bisogni di cui queste reti sono portatrici e i conflitti che generano, chiedono di superare alla radice i processi innescati dal neoliberismo nel lavoro, nella società, nella dimensione della rappresentanza, e di riconquistare territori e strumenti di democrazia che sono stati sottratti da quel modello.
Oggi però, ed è il problema che sentiamo urgente, una parte importante di queste idee e di questi bisogni non ha voce, e rappresentanza politica. E’ necessario dare cioè luoghi e occasioni, orizzontali, aperte, partecipative, con forme collegiali, senza ossificazioni gerarchiche e piramidali, alle grandi domande di democrazia e di soggettività presenti nella società italiana. Porsi il problema del governo vuol dire non fare del potere un fine, ma il mezzo, da democratizzare e da cambiare, per trasformare la società.

Vogliamo partecipare con un nostro autonomo contributo al dibattito aperto sulla necessità di costruire una nuova sinistra, e fin da ora operiamo per creare lo spazio politico indispensabile per questo obiettivo. Di questo percorso consideriamo parte ed interlocutori primari quelle forze politiche e quelle esperienze che hanno accettato la sfida di rimettere in gioco le proprie identità e appartenenze o sono disponibili a farlo. Ci riferiamo anche ai tanti che, in rapporto ai movimenti e alle lotte di questi anni, hanno praticato militanza politica senza appartenenza di partito. Non si può attendere passivamente. Per queste ragioni diamo vita ora ad una rete politica –uniti a sinistra-, per contribuire a creare le condizioni di quell’appuntamento, accompagnandovi forze e energie, individuali e collettive; e che già nel suo carattere aperto ed inclusivo, muovendo da una critica e da una proposta radicale, sia capace di unire persone e associazioni, iscritti e non-iscritti ai partiti di sinistra, di operare per una rifondazione della politica e della sinistra, di sperimentare una nuova pratica, nel tentativo costante di aprire porte e finestre, di contaminarsi, di tornare a guardare il mondo con curiosità e voglia di essere parte di un futuro migliore.

Comitato promotore “uniti a sinistra”
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