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 GULAG CGIL

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Mario
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MessaggioTitolo: GULAG CGIL   10/5/2008, 16:05

da: LIBERAZIONE.IT
PIERO SANSONETTI

venerdì 9 maggio 2008
Non chiamiamolo fascismo...

Avete letto questo titolo qui a fianco, durissimo, provocatorio: «Gulag Cgil». Voi dite: state esagerando! Non stiamo esagerando, le decisioni prese ieri dal maggior sindacato italiano, dalla più forte organizzazione di quello che una volta si chiamava il «movimento operaio», la scelta di tagliare la testa alla Fiom milanese - senza un motivo ragionevole - e quindi di dichiarare guerra ai metalmeccanici, ed evidentemente di puntare alla cancellazione di quel sindacato ribelle e del suo gruppo dirigente, tutto questo è qualcosa che in termini tradizionali possiamo definire «stalinista» (perciò abbiamo usato la parola Gulag), ma che oggi - nella situazione politica drammaticissima che il paese sta vivendo - assume un significato ancora più forte, più grave. Noi, qui in Italia, abbiamo conosciuto lo stalinismo nelle sue forme più dolci, quelle di chi lo esercita senza avere il potere di stato. Lo stalinismo, senza potere, è un fenomeno pericoloso e talvolta farsesco, ma non devastante come è stato nei paesi dell'est-Europa dove ha governato. Qui da noi, la scelta della Cgil di picchiare duro su chi dissente, trova le sue radici nell'inguaribile riflesso stalinista dei gruppi dirigenti più conservatori del vecchio movimento operaio, ma ha un risultato molto più dirompente, più gravido di conseguenze. Per due ragioni. La prima è che il vecchio stalinismo era sostenuto da una ideologia, da una qualche forma di ideale. Questo no, è stalinismo come semplice metodo, come scelta del potere per il potere e dell'arroganza per l'arroganza. In secondo luogo perchè l'epurazione che viene imposta al sindacato, e la cancellazione della sua sinistra, entra in relazione con tutti gli altri fenomeni di epurazione, o comunque di cancellazione, o di scomparsa, della sinistra politica e culturale che stanno avvenendo negli altri settori della vita pubblica. Il combinato disposto è esplosivo. E sta determinando una scivolamento velocissimo della società italiana, dei suoi architravi ideali e di cultura, verso nuovi autoritarismi che rischiano di fare tabula rasa di cinquanta-sessant'anni di storia politica, di conquiste, di civilizzazione.
Naturalmente è impossibile ricondurre tutto quello che sta succedendo a un disegno organico. Una volta si diceva: il piano del capitale. Sarebbe più giusto usare quell'anticvo concetto - che non ricordo se va attribuito a Vico o a Hegel o a tutti e due - dell'«astuzia della ragione». Ci sono una serie di avvenimenti, fatti oggettivi, o decisioni che convergono in una sola direzione, e questa direzione è una svolta politica a destra, o più precisamente una svolta politica autoritaria, cioè di limitazione (non certo di cancellazione) della libertà, del pensiero, dell'organizzazione di massa, della possibilità di dissentire e ribellarsi.
Per esempio, nessuno può dire che la cancellazione della sinistra dal Parlamento sia avvenuta per «decisione» della destra, o della borghesia, o dei capitalisti. Chiaro che non è così: gli elettori hanno punito la sinistra. Giusto. Però è anche giusto osservare (senza in nessun modo scaricare le proprie responsabilità e negare i propri errori) che la sconfitta della sinistra è stata favorita da una certa legge elettorale (voluta dal Pd e dal Pdl), da un certo modo di far cadere il governo (voluta dal Pd e dai centristi), dalla rottura a sinistra (imposta da alcuni settori vincenti del Pd) eccetera eccetera. Né si può negare che se oggi il parlamento è del tutto privo di una sinistra storica (che invece, in forme diverse, è presente in tutti i parlamenti europei) è anche perchè i gruppi dirigenti del Pd hanno compiuto la scelta della rinuncia alla socialdemocrazia e della svolta a destra su alcuni dei temi fondamentali della battaglia politica delle sinistre e dei centrosinistra (questioni sociali, diritti, garantismo, lotta al razzismo e alla xenofobia eccetera).
Diciamo che la ragione (la storia) ha le sue astuzie, ma poi i soggetti politici, o economici, o religiosi, fanno la loro parte per assecondare o ostacolare queste astize. Le stanno aiutando.
In ogni caso la decisione della Cgil di avviare un cammino verso la propria normalizzazione, rientra in questo quadro di semplificazione della democrazia italiana. Quadro, peraltro, rivendicato dalla maggioranza dei partiti e dei commentatori politici, che non nascondono il loro desiderio di ridurre le differenze di pensiero, di restringere il campo delle possibili discussioni e delle battaglia politiche, di marginalizzare ed espellere dalla società politica tutto ciò che non è semplificabile. E cioè la sinistra. E cioè ogni obiezione al sistema di mercato. E cioè chi contesta il diritto dell'impresa e delle classi sociali che la dirigono (diciamo la borghesia) di essere considerate titolari naturali del potere e proprietarie del diritto «del maggior guadagno». La svolta autoritaria è qui: nel definire uno schema di società non orizzontale ma verticale, che affermi la necessità di classi dirigenti che dominano le classi subalterne, e nel realizzare uno schema politico che riduce o elimina il dissenso.
Non chiamiamolo fascismo. Abbiamo intitolato così questo articolo. Una tentazione autoritaria, l'aspirazione al «regime», cioè a un sistema politico senza opposizione, non necessariamente deve essere identificata col fascismo. Il fascismo fu un'altra cosa, aveva caratteristiche storiche, terribili e irripetibili. Però non nascondiamoci la realtà: siamo in una situazione nella quale si rischia di dover restare per un lungo periodo dentro un tunnel autoritario. Bisogna che la sinistra si attrezzi a questa emergenza. A questo livello dello scontro politico. Non perda tempo, riprenda a a camminare. Spedita.

Piero Sansonetti
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