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 Ai sostenitori del comunismo "puro" per RIFONDARE Rifondazione Comunista

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VincR
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MessaggioTitolo: Ai sostenitori del comunismo "puro" per RIFONDARE Rifondazione Comunista   18/5/2008, 01:27



Prendo spunto dall’intervista fatta a Niki Vendola su Aprile on line per fare alcune riflessioni (*) sul futuro di Rifondazione comunista e dell’intera Sinistra, dopo aver letto tutti i vari interventi su quell’articolo….

http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=7709#commento

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Ai compagni sostenitori del comunismo “puro”:
cosa significa oggi essere comunisti e qual'è la funziona del comunismo nella società odierna?
Se partiamo dal semplice concetto marxista della lotta di classe, sempre molto attuale (essere comunisti vuol dire affrontare e risolvere i conflitti tra le classi e lavorare per trasformare la società in senso comunista), molti compagni pensano, che questo si esplica attraverso una politica dalla forte connotazione identitaria, basata sulla strenua difesa del mondo operaio, del lavoro, dei migranti, essere sempre e comunque un partito di lotta e di opposizione e appoggiare incondizionatamente tutte le minoranze del mondo, mettendo in secondo piano i vari problemi italiani, senza per altro affrontare determinate questioni, con proposte serie, valide e costruttive.
Secondo questi compagni per trasformare la società non bisogna necessariamente andare a gestire dall'interno i processi amministrativi di una nazione.., si rischierebbe una problematica contaminazione tale da pregiudicare il futuro politico del "vero" comunista.. , basta rimanere coerentemente all'opposizione e aspettare che i poteri forti, onde evitare eventuali e probabili conflitti sociali operano, per forza maggiore, delle concessioni tali da creare uno spostamento a sinistra della nazione..
Chi ha la certezza assoluta che il comunismo oggi sia questo, probabilmente o ha preso un abbaglio oppure fa un gioco sporco…
Il Marxismo oggi è un’altra cosa, non è certo rimanere ancorati a determinati stereotipi, ai simboli e fare l’opposizione a vita.
Come dice Vendola, (ma non solo lui, ma tanti veri comunisti), oggi il comunismo è saper guardare ai conflitti, dare risposte concrete e cercare di superarli attraverso una analisi critica della società attuale.., incidendo, se necessario, all'interno dei processi economici e sociali per fare in modo che siano favorevoli ai bisogni dei ceti popolari, di quella parte della nazione che la sinistra vuole e deve difendere. Per ottenere questo a volte è necessario dover anche saper gestire amministrativamente una nazione.., non si può stare solo all'opposizione.., il partito che vogliamo deve essere di lotta e di governo, cari compagni questo è sempre stato l’approccio marxista per la trasformazione della società.. non mi sembra ci siano altre strade.., il materialismo storico dovrebbe insegnare qualcosa....
Se essere marxisti oggi, inoltre, significa lasciarsi dietro il simbolo e trovare altre possibilità di aggregazione per incidere meglio nella società che vogliamo trasformare, perché dobbiamo avere paura di questo? Cosa ci costa lasciarci dietro i simboli?
E' come se stessimo in acqua con addosso dei pesanti bracciali d’oro e stiamo affogando, cosa ce ne facciamo dei bracciali d’oro se poi affoghiamo.. togliendoli avremmo buone probabilità di salvarci..
Così per i simboli, perché avere paura di lasciarli se questi possono limitarci ad un percorso futuro di maggiore rilievo che può facilitare la realizzazione dei nostri obbiettivi di sinistra?
Personalmente di falce e martello tappezzerei tutta la bandiera rossa della nuova sinistra che si farà.., ma se questi possono incrinare la strategia unitaria, ne faccio a meno.
Si dice che la paura è figlia dell’ignoranza e che essa è una brutta consigliera.., e che la fortuna aiuta gli audaci.., tutti indistintamente dovremmo fare un passo indietro e fare un atto di coraggio.., oggi bisogna essere coraggiosi, aperti e determinati, e chi non lo è si faccia da parte, la sinistra unita e plurale non ha bisogno di vili e timorosi ormai è un processo inevitabile.. è troppo tempo che stiamo aspettando.., i compagni di rifondazione comunista, soprattutto gli irriducibili, devono capire cosa vuol dire oggi essere comunisti, il vero comunista deve avere il coraggio di RIFONDARE veramente il partito in senso comunista, per gli interessi comuni, per gli interessi collettivi di tutta la sinistra, e capire che se fosse necessario una scelta drastica di rimettere tutto in discussione, il partito, l’organizzazione e le strutture.., per il bene di quei lavoratori, dei precari e di tutto il ceto popolare che vuole tutelare.., questa scelta DOVREBBE FARLA SENZA ESITAZIONI.
Fare tutti un passo indietro per fare due passi avanti per la difesa di coloro per cui diciamo di batterci. Oggi al lavoratore, al precario non gli interessa il colore di chi difende i suoi interessi, gli interessa soltanto chi effettivamente tutela i propri interessi, il voto ideologico purtroppo e quasi scomparso, la sconfitta elettorale lo ha dimostrato ampiamente.., se non dai risposte concrete, se non hai rappresentanti affidabili e credibili, se non realizzi un progetto alternativo, forte ed autorevole, le persone ti abbandonano.., rifondazione comunista che era il capo fila della sinistra Italiana deve continuare ad esserlo, deve fare da guida al processo unitario di tutta la sinistra.., non può rinchiudersi nella mera e strenua difesa della semplice identità comunista.., per quello c’è già il PDCI e gli altri partiti della falce e martello (PCDL e Sin Critica) per chi vuole questo, la porta è aperta, rifondazione non è in vendita. Rifondazione deve rifondare tutta la sinistra in senso comunista.
Un comunismo utopico e di testimonianza, ancorato solo ai simboli, non ci serve, occorre, invece, un VERO COMUNISMO che si fa carico dei conflitti e dia risposte reali e credibili, analizzando la mutata società, dove il ricercatore è sfruttato come l’operaio, il piccolo commerciante non arriva a fine mese fagocitato dai grossi supermercati, il potere d’acquisto dell’impiegato statale è simile all’operaio, i consumatori sono tartassati dalle aziende di servizio pubblico privatizzate, gli artigiani subiscono il peso della globalizzazione del libero mercato.., il salari dei lavoratori sono tagliati per favorire gli scandalosi privilegi dei dirigenti e dei consigli di amministrazione.., l’inquinamento e la deturpazione paesistica produce penalizzazione all’agricoltore e agli operatoti turistici.., l’insicurezza e la mancanza di regole produce sfruttamento e razzismo nei confronti dei migranti, questi nuovi conflitti che sono diversi da ieri e da quando Marx ha stilato il capitale.., devono essere affrontati, Marx stesso se fosse in vita.., non avrebbe esito alcuno a riformulare la nuova strategia comunista.., tra i "proletari di tutto il mondo unitevi" oggi non ci sono soltanto gli operai e i disoccupati.., ci sono altre categorie a cui noi comunisti dobbiamo dare riposte. Se le sole risposte ideologiche non bastano dobbiamo riformularne altre, dobbiamo cioè RIFONDARE IL COMUNISMO per dargli un senso compiuto e concreto adatto ad affrontare i nuovi conflitti sociali ed economici della società ormai mutata.. Se Vendola, o chi per lui, dice questo.., ben venga, se le proposte serie vengono dai vertici o dalla base.., me ne frego.., chi è più capace si faccia avanti.., non capisco le riserve mentali se la proposte vengono fatte da esponenti di spicco, anziché dalla base.., se costoro sono onesti, preparati e volenterosi.., cosa c’è di male, Vendola è uno di questi mi pare.. Si criticano spesso le posizioni verticistiche e la forte impostazione leaderistica dei partiti, ma finora organizzazioni, associazioni e partiti, che non abbiamo una struttura verticale ed un coordinatore, un rappresentate od un segretario non le ho mai trovate.., se il leader è l’espressione della base e cura gli interessi dell’organizzazione che rappresenta non ne vedo il motivo per contestarlo.. se tutti fossero in grado di fare i leader non ci sarebbe bisogno delle organizzazioni, il problema casomai è al contrario, di veri leader ce ne sono pochi.. anzi pochissimi e si contano sulla punta delle dita. Vendola potrebbe essere un leader, ma nessuno ancora lo ha votato.. finora lui è solo un portavoce, un preparato, volenteroso e coraggioso portavoce di una parte di rifondazione a cui mi auguro tanti compagni vorranno dare fiducia. Il sottoscritto sarà uno di quelli che al congresso appoggeranno Vendola e voteranno la sua mozione…perché rifondazione comunista si dovrà trasformare in una vera rifondazione della sinistra Italiana.
Questo oggi è il comunismo, il resto è solo misera testimonianza che ci farà rimanere in una squallida riserva indiana….


(*) rivisitazione del post n° 82 pubblicato su aprile on line

http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=7709#commento



Ultima modifica di VincR il 20/5/2008, 00:08, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Riparite con il soggetto unitario   18/5/2008, 22:03

Queste elezioni hanno rappresentato un evento drammatico per la sinistra, per la sua storia, il suo insediamento nel paese. Un evento che rompe tutti gli argini, che azzera tutto forse. Un punto rispetto a cui ci può essere solo un prima e un dopo.
Sappiamo che entro questo disastro ha funzionato certamente il richiamo del voto utile: in vaste fasce nell'elettorato di sinistra ha funzionato il richiamo dell'antiberlusconismo, da lì il voto che si pensava utile a sbarrare la strada a Berlusconi. Lo dimostra il dato comparato delle amministrative. In Friuli, Sa prende il 5,7% contro il 3,1 delle politiche. Alle provinciali a Roma SA prende il 5,9%, alle politiche nel collegio Lazio 1 che corrisponde a Roma e provincia ha preso il 3,5% e si potrebbe continuare. Ecco il ruolo che ha giocato il voto utile è stato quello di spoazzare via la sinistra dal Parlamento. Ma il voto utile non spiega tutto: la sinistra ha perso 2.400.000 voti circa di questi più di un terzo – il 40% - circa sono andati al Pd. Il resto? C’è stata un aumento dell’astensione di 3,2 punti. La realtà è che gran parte di questa astensione sia di elettori di sinistra che non hanno condiviso la proposta SA, o meglio ha per varie ragioni smarrito il senso del voto alla sinistra e non ha votato. Innanzitutto per la clamorosa evidenza che la SA si prensentava come un puro e semplice cartello elettorale, quindi la percezione è stata anche come quella di un puro elemento di conservazione, di riproduzione di un pezzo di ceto politico. Un'altra emorragia di voti c’è stata direttamente veros la destra, verso la Lega a nord e verso il PdL al centro e al sud.
Certo, non ha aiutato la legge elettorale, non ha aiutato la composizione delle liste.
Ma c’è dentro tutto intero anche il fallimento della sinistra di fronte alle aspettative che l’elettorato di sinistra vi aveva riposto nella sua partecipazione al governo. L’impermeabilità di quel governo rispetto alle istanze della sinistra e insieme la vulgata diffusa che la sinistra sia stato il principale elemento d’instabilità di quel governo. Eppure niente ha destabilizzato il governo Prodi più della nascita del Pd e l’attivismo diVeltroni a partire dalla sua entrata in carica. C’è un problema riguardo alla percezione dell’efficacia della sinistra, ha ragione Nicky Vendola quando lo dice, se questo problema c’è è soprattutto rispetto a quelle attese che il governo Prodi avevava suscitato e che sono rimaste senza seguito, se ne è tratta la conseguenza che il voto alla sinistra è in ogni senso un voto inutile. E’ per questo che questo smottamento del voto a sinistra si colloca dentro un movimento regressivo dei pezzi di società a cui appartiene l’elettorato della sinistra come il voto traduce plasticamente. Ed è uno slittamento su un terreno melmoso che anche il leader del Pd ha contribuito ad alimentare, ma su cui la destra si trova a suo agio e vince. E insieme c’è un salto in cultura politica diversa, semplificata nelle proposte e nelle risposte , tendezialmente bipartitista.
In una cosa il Pd è riuscito: ha spostato più a destra l'asse politico complessivo del paese senza riuscire al contempo a intercettare quel voto moderato a cui puntava – a cui puntavano le candidature dei Colaninno, dei Calearo – meno che mai ha intercettato il fortino della destra nordista, consentendo invece alla destra di fare il pieno dei consensi. La sconfitta di Veltroni su questo piano è palese. Però è riuscito a svuotare l’insediamento elettorale della sinistra, tamponando la fuoriscita di voti alla sua destra e oscurando con la scomparsa della sinistra l’insuccesso del Pd. La posta in gioco era il salto in un nuovo e diverso modello politico. Che prevedeva due soli antagonisti. E’ il bipartitico ha che virtualmente ha agito in questa campagna elettorale – e giova ripeterlo. Dobbiamo constatare che è stato interiorizzato dall'elettorato di centrosinistra, e di sinistra, con l'aiuto del riflesso elementare dell’ antiberlusconismo. L'enorme responsabilità del Pd è l'avere puntato esplicitamente alla demolizione della sinistra, come gli ultimi venti giorni della campagna elettorale hanno dimostrato. Non che puntasse a vincere le elezioni; quello a cui puntava davvero il Pd era la possibilità di riscrivere le regole - il sistema politico ed elettorale - con la destra. L’obiettivo era la “legislatura costituente”, e non c’è dubbio che questo sarà comunque il segno di questa legislatura, ed è terrificante pensare che la Costituzione possa essere modificata con i due terzi dei voti, senza la possibilità di ricorrere alla valvola di sicurezza del referendum.
Ma allora, la sinistra è scomparsa in questo paese? E’ condannata ad essere una forza marginale? O si può ripartire ricostruendo il suo tessuto connettivo?
Qui bisogna capire se si può ricostuire, dentro nostro campo, il nesso materiale e simbolico tra società e politica, facendosi carico di riaprire i canali di comunicazione tra la politica istituzionale e la società anche e soprattutto dentro la dimensione dei governo, dove si possono riconnettere vertenze e capacità di incidere. Storicamente è sul piano dei governi locali che la sinistra è riescita a fare questro. Ed è un dato su innestare una riflessione seria.
C'è moltissimo da lavorare, da indagare, si deve ritornare dentro la società, mettendo da parte la supponenza e un elitismo deteriore, da classe dirigente posticcia. E’ da decenni forse che questo tipo di lavoro manca. Non è ancora troppo tardi per riattivare i circuiti della rappresentanza a sinistra, questo dobbiamo fare e dobbiamo farlo tirandoci soprattutto fuori dalla tentazione di un’arretramento identitario – di qualunque segno esso sia, adornato o meno di falce e martello, quello sarebbe forse un ritorno a certezze confortanti dopo lo shock collettivo che abbiamo subito, ma davvero non porterebbe lontano.
Non c’è alternativa a quella di rimettere in piedi una forza di sinistra rappresentativa. Perché ha ragione Marco Revelli: se cade il binomio destra-sinistra, cade l’intera impalcatura della politica moderna, quello che in essa c’è di negativo, ma anche quanto c’è di positivo che è quello che ha alimentato il processo di incivilimento del ‘900, che non è un unico campo di macerie come vorrebbero farci credere. E dalla necessità che la sinistra esista che bisogna ripartire, e ripartire da un punto che mai avremmo immaginato. Che parla di noi, dei nostri errori e limiti appunto. Di un processo unitario mai partito e di un ritardo di cultura politica e persino nella stessa modalità del’agire politico. Ma da lì dobbiamo ricominciare, non archiviando ma rilanciando la costruzione del soggetto unitario e plurale della sinistra. La sinistra che deve essere, può essere solo unitaria, una, la pluralità essendo quella delle culture politiche che innerveranno questo soggetto.
Se così deve essere, è difficile pensare a qualcosa di meno di una Costituente – una camera di fusione - del soggetto unitario. Che si deve fare con chi ci sta, anche oltre le forze organizzate, aprendo una interlocuzione al di là delle appartenenze. Intanto, chi se ne voleva andare se è andato. Non è detto che sia un male. Noi non possiamo rimanere sospesi, incapsulati dentro le dinamica di altre forze. Sia chiaro: il loro travaglio va seguito con attenzione e rispetto. L’implosione di Rifondazione comprometterebbe la praticabilità dello stesso soggetto unitario. Ma va detto che, o lavoriamo da subito a quel percorso dando una sponda a chi nelle forze della sinistra e nella sinistra più ampia delle forze politiche organizzate vuole il percorso unitario, o entriamo in uno stallo molto difficile da gestire.
Chi siamo allora, vogliamo affrontarlo quel percorso? E come con quali tappe, quali strumenti e con quali assetti? E’ un problema che va affrontato e riguarda la ridefinizione di molti aspetti politici e organizzativi, a questo punto ineludibili. Non si può rimandare una riorganizzazione e una discussione politica ampia e partecipata che coinvolga singoli e forze, movimenti. E’ davvero il minimo per considerare ancora praticabile il processo di riorganizzazione e unificazione della sinistra italiana.
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