LA NUOVA SINISTRA

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 Riparite con il soggetto unitario

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Mescaler
Ospite



MessaggioTitolo: Riparite con il soggetto unitario   18/5/2008, 22:05

ueste elezioni hanno rappresentato un evento drammatico per la sinistra, per la sua storia, il suo insediamento nel paese. Un evento che rompe tutti gli argini, che azzera tutto forse. Un punto rispetto a cui ci può essere solo un prima e un dopo.
Sappiamo che entro questo disastro ha funzionato certamente il richiamo del voto utile: in vaste fasce nell'elettorato di sinistra ha funzionato il richiamo dell'antiberlusconismo, da lì il voto che si pensava utile a sbarrare la strada a Berlusconi. Lo dimostra il dato comparato delle amministrative. In Friuli, Sa prende il 5,7% contro il 3,1 delle politiche. Alle provinciali a Roma SA prende il 5,9%, alle politiche nel collegio Lazio 1 che corrisponde a Roma e provincia ha preso il 3,5% e si potrebbe continuare. Ecco il ruolo che ha giocato il voto utile è stato quello di spoazzare via la sinistra dal Parlamento. Ma il voto utile non spiega tutto: la sinistra ha perso 2.400.000 voti circa di questi più di un terzo – il 40% - circa sono andati al Pd. Il resto? C’è stata un aumento dell’astensione di 3,2 punti. La realtà è che gran parte di questa astensione sia di elettori di sinistra che non hanno condiviso la proposta SA, o meglio ha per varie ragioni smarrito il senso del voto alla sinistra e non ha votato. Innanzitutto per la clamorosa evidenza che la SA si prensentava come un puro e semplice cartello elettorale, quindi la percezione è stata anche come quella di un puro elemento di conservazione, di riproduzione di un pezzo di ceto politico. Un'altra emorragia di voti c’è stata direttamente veros la destra, verso la Lega a nord e verso il PdL al centro e al sud.
Certo, non ha aiutato la legge elettorale, non ha aiutato la composizione delle liste.
Ma c’è dentro tutto intero anche il fallimento della sinistra di fronte alle aspettative che l’elettorato di sinistra vi aveva riposto nella sua partecipazione al governo. L’impermeabilità di quel governo rispetto alle istanze della sinistra e insieme la vulgata diffusa che la sinistra sia stato il principale elemento d’instabilità di quel governo. Eppure niente ha destabilizzato il governo Prodi più della nascita del Pd e l’attivismo diVeltroni a partire dalla sua entrata in carica. C’è un problema riguardo alla percezione dell’efficacia della sinistra, ha ragione Nicky Vendola quando lo dice, se questo problema c’è è soprattutto rispetto a quelle attese che il governo Prodi avevava suscitato e che sono rimaste senza seguito, se ne è tratta la conseguenza che il voto alla sinistra è in ogni senso un voto inutile. E’ per questo che questo smottamento del voto a sinistra si colloca dentro un movimento regressivo dei pezzi di società a cui appartiene l’elettorato della sinistra come il voto traduce plasticamente. Ed è uno slittamento su un terreno melmoso che anche il leader del Pd ha contribuito ad alimentare, ma su cui la destra si trova a suo agio e vince. E insieme c’è un salto in cultura politica diversa, semplificata nelle proposte e nelle risposte , tendezialmente bipartitista.
In una cosa il Pd è riuscito: ha spostato più a destra l'asse politico complessivo del paese senza riuscire al contempo a intercettare quel voto moderato a cui puntava – a cui puntavano le candidature dei Colaninno, dei Calearo – meno che mai ha intercettato il fortino della destra nordista, consentendo invece alla destra di fare il pieno dei consensi. La sconfitta di Veltroni su questo piano è palese. Però è riuscito a svuotare l’insediamento elettorale della sinistra, tamponando la fuoriscita di voti alla sua destra e oscurando con la scomparsa della sinistra l’insuccesso del Pd. La posta in gioco era il salto in un nuovo e diverso modello politico. Che prevedeva due soli antagonisti. E’ il bipartitico ha che virtualmente ha agito in questa campagna elettorale – e giova ripeterlo. Dobbiamo constatare che è stato interiorizzato dall'elettorato di centrosinistra, e di sinistra, con l'aiuto del riflesso elementare dell’ antiberlusconismo. L'enorme responsabilità del Pd è l'avere puntato esplicitamente alla demolizione della sinistra, come gli ultimi venti giorni della campagna elettorale hanno dimostrato. Non che puntasse a vincere le elezioni; quello a cui puntava davvero il Pd era la possibilità di riscrivere le regole - il sistema politico ed elettorale - con la destra. L’obiettivo era la “legislatura costituente”, e non c’è dubbio che questo sarà comunque il segno di questa legislatura, ed è terrificante pensare che la Costituzione possa essere modificata con i due terzi dei voti, senza la possibilità di ricorrere alla valvola di sicurezza del referendum.
Ma allora, la sinistra è scomparsa in questo paese? E’ condannata ad essere una forza marginale? O si può ripartire ricostruendo il suo tessuto connettivo?
Qui bisogna capire se si può ricostuire, dentro nostro campo, il nesso materiale e simbolico tra società e politica, facendosi carico di riaprire i canali di comunicazione tra la politica istituzionale e la società anche e soprattutto dentro la dimensione dei governo, dove si possono riconnettere vertenze e capacità di incidere. Storicamente è sul piano dei governi locali che la sinistra è riescita a fare questro. Ed è un dato su innestare una riflessione seria.
C'è moltissimo da lavorare, da indagare, si deve ritornare dentro la società, mettendo da parte la supponenza e un elitismo deteriore, da classe dirigente posticcia. E’ da decenni forse che questo tipo di lavoro manca. Non è ancora troppo tardi per riattivare i circuiti della rappresentanza a sinistra, questo dobbiamo fare e dobbiamo farlo tirandoci soprattutto fuori dalla tentazione di un’arretramento identitario – di qualunque segno esso sia, adornato o meno di falce e martello, quello sarebbe forse un ritorno a certezze confortanti dopo lo shock collettivo che abbiamo subito, ma davvero non porterebbe lontano.
Non c’è alternativa a quella di rimettere in piedi una forza di sinistra rappresentativa. Perché ha ragione Marco Revelli: se cade il binomio destra-sinistra, cade l’intera impalcatura della politica moderna, quello che in essa c’è di negativo, ma anche quanto c’è di positivo che è quello che ha alimentato il processo di incivilimento del ‘900, che non è un unico campo di macerie come vorrebbero farci credere. E dalla necessità che la sinistra esista che bisogna ripartire, e ripartire da un punto che mai avremmo immaginato. Che parla di noi, dei nostri errori e limiti appunto. Di un processo unitario mai partito e di un ritardo di cultura politica e persino nella stessa modalità del’agire politico. Ma da lì dobbiamo ricominciare, non archiviando ma rilanciando la costruzione del soggetto unitario e plurale della sinistra. La sinistra che deve essere, può essere solo unitaria, una, la pluralità essendo quella delle culture politiche che innerveranno questo soggetto.
Se così deve essere, è difficile pensare a qualcosa di meno di una Costituente – una camera di fusione - del soggetto unitario. Che si deve fare con chi ci sta, anche oltre le forze organizzate, aprendo una interlocuzione al di là delle appartenenze. Intanto, chi se ne voleva andare se è andato. Non è detto che sia un male. Noi non possiamo rimanere sospesi, incapsulati dentro le dinamica di altre forze. Sia chiaro: il loro travaglio va seguito con attenzione e rispetto. L’implosione di Rifondazione comprometterebbe la praticabilità dello stesso soggetto unitario. Ma va detto che, o lavoriamo da subito a quel percorso dando una sponda a chi nelle forze della sinistra e nella sinistra più ampia delle forze politiche organizzate vuole il percorso unitario, o entriamo in uno stallo molto difficile da gestire.
Chi siamo allora, vogliamo affrontarlo quel percorso? E come con quali tappe, quali strumenti e con quali assetti? E’ un problema che va affrontato e riguarda la ridefinizione di molti aspetti politici e organizzativi, a questo punto ineludibili. Non si può rimandare una riorganizzazione e una discussione politica ampia e partecipata che coinvolga singoli e forze, movimenti. E’ davvero il minimo per considerare ancora praticabile il processo di riorganizzazione e unificazione della sinistra italiana.
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Marcello
Ospite



MessaggioTitolo: Riparte con il soggetto unitario   20/5/2008, 08:02

Non vorrei apparire presuntuoso ma ritengo che alle necessarie analisi più giustificatorie che autocritiche non corrisponda mai una sintesi che tracci il nuovo cammino da percorrere, visto che le vecchie strade si sono dimostrate impraticabile e tali da averci fatto sfinire tutti nel burrone.

Allora un primo punto sarebbe a mio avviso quello di sgombrare la strada dal fatto che il cosiddetto “voto utile” abbia influito più di tanto, perchè ci sono state due posizioni che sono quelle del voto si fa per dire utile, dato che poi alla resa dei conti si è dimostrato anche quello inutile, da alcuni elettori dei verdi di RC e del PdCI, era stato trasferito direttamente a quello che mi ostino a chiamare PaDella, e l’altro di chi come il sottoscritto si sarebbe comunque astenuto, dato che avendo seguito il percorso della SA dal convegno all'EUR del 5 Maggio, aveva cercato di provare a suggerire di rimettere al centro non i simbolo ma le aspirazioni, gli ideali ed i valori gli obiettivi fondanti che fecero grande il PCI ma invano.

Infatti in ogni occasione comprovato a suggerire che prima del come quando e con chi si sarebbe dovuto avere chiaro l’obiettivo del “perché” che considero prioritario rispetto al resto, mentre invece di proporre un abito o riparare chi ha freddo si partiva da personaggi per rivestirli con l’abitino su misura per consentire loro di pavoneggiarsi magari nelle ricorrenze.

Così gli alchimisti delle formule, hanno perso di vista i contenuti per pensare a modellare il contenitore, senza sapere neppure, quanto come e quando poi ci sarebbe entrato dentro e difatti sono rimasti con in mano un contenitore vuoto perché non ha convinto nessuno.

Questo è il peccato di orgoglio, di cui si accenna anche nell'articolo di “anonymous”, che però anche lui si dimentica di proporre obbiettivi chiari e condivisibili non solo dalla sinistra, che comunque anche se unita svolgerebbe sempre un ruolo subalterno persino se arrivasse al 20% e non si ponesse il problema delle alleanze, dato che per raggiungere la maggioranza servirebbe sempre un altro 30+ 1%.

Di qui allora la necessità di guadagnare consensi di tutti gli elettori sinceramente democratici, che vanno dai comunisti ai socialisti,ai verdi, ai cattolici, ai socialdemocratici, ai repubblicani, e persino ai liberali, oltre alla miriade di spiriti liberi ed indipendenti come il sottoscritto che attualmente, si riconoscono non in questo o quel partito ma solo nella Costituzione, partire dai suoi valori fondanti e nei diritti in essa sanciti e mai e dico mai realizzati.

Ecco perchè il mio totale scetticismo nel vedere ed ascoltare i becchini non solo della sinistra, ma speriamo almeno non anche della stessa democrazia, fare diagnosi sulla sua resurrezione o rifondazione senza poi proporci terapie in grado di dare concretezza e speranze, ad una diagnosi che per forza di cose non possiamo negare ad esito infausto.

E lo ripeto fino all'ossessione, ma vedo sempre senza risultati, che se non si riparte dalla Costituzione come fosse un breviario quotidiano da leggere, studiare, approfondire, imparare, divulgare, insegnare ed applicare, continueremo a pestare acqua nel mortaio delle formule, alla ricerca della pietra filosofale per una reentrè nei Palazzi, ma sempre al fine di assecondare le ambizioni di qualcuno dei rospi, rosponi e rospetti, che si erano ritagliati la palude, lo stagno la pozzanghera e perfino lo sputacchio personale, per potersi sentire soddisfatti di apparire i rospi più grandi nell'ambiente più piccolo.

Marcello Marani

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MessaggioTitolo: Re: Riparite con il soggetto unitario   20/5/2008, 15:26

Sono pienamente d'accordo con Mescalero che una delle cause della disfatta di SA sia il cosiddetto "voto utile" dato da molti elettori della sinistra al PD per fermare Berlusconi. Da tutti gli studi fatti è stato calcolato che esso abbia pesato fra l'1,5 ed il 2 % che, aggiunti al più del 3% ottenuto da SA ,avrebbe permesso di superare il quorum di sbarramento alla Camera ed anche quello al Senato in alcune regioni.
La Sinistra sarebbe stata presente in Parlamento dove si sarebbe potuto strutturare anche una vera opposizione obbligando in tal senso anche il PD che ora si contraddistingue per un atteggiamento collaborativo con la destra.
SA è nata per molti dirigenti dei partiti di sinistra come cartello elettorale e quindi condivido quanto detto da Marcello, come contenitore a cui si sono stati poi dati dei contenuti, il programma elettorale, che non è stato fatto ben conoscere all'elettorato.
Tanti militanti e persone di sinistra non iscritte ai partiti ci hanno però creduto, speravano davvero che potesse nascere un soggetto politico nuovo plurale senza inutili divisioni fondato su alcuni valori ed obiettivi comuni di uguaglianza, giustizia, solidarietà , diritti universali e civili riconosciuti a tutti a prescindere dal genere, la razza ,la classe sociale e le tendenze sessuali.Per ques to processo hanno lavorato e si sono spesi disinteressatamente non prevedendo né la catastrofe, né il dissolversi del processo dopo la sconfitta. Bisogna perciò ricominciare da queste persone, riprendere il processo interrotto su contenuti mediati fra le varie sensibilità, ricostruire una forza di sinistra importante che sappia poi , come dice Marcello, costruire alleanze solide su un programma base ma non confuso come è stato quello dell'Unione dove la fumosità di alcuni passi permetteva ad ognuno un'interpretazione personale .Da sola infatti la sinistra non ha i numeri per governare e quindi per operare a favore di coloro che vuole rappresentare
Ci vuole anche chiarezza soprattutto sui contenuti a partire dalle problematiche del lavoro e la ridistribuzione delle ricchezze , che erano i punti più apprezzati dagli elettori del programma dell'Unione e che sono stati quasi del tutto disattesi, a partire dalla lotta alla precarietà
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