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 Quale sinistra per il futuro?

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Mario
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MessaggioTitolo: Quale sinistra per il futuro?   22/4/2008, 13:33

DA: http://www.enricomoriconi.it/html/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=606
Ovvero: prima bozza per una discussione futura

Un commento ad un risultato così negativo per la sinistra, e anche per il centro sinistra, non può essere breve e non può non affrontare diversi aspetti. I dati dicono che la sinistra ha perso in due anni 2,4 milioni di voti, con un forte astensionismo e un travaso di voti verso altri partiti. Le astensioni sono cresciute di 1,7 milioni, molti dei quali sono attribuibili ad ex elettori della sinistra, mentre parte dei voti perduti sono emigrati verso il Pd, le due formazioni più spiccatamente orientate a sinistra (Ferrando e Turigliatto) e si ipotizza anche verso la Lega Nord (fonte Istituto Cattaneo di Bologna).
Da questi dati occorre ripartire per un’analisi che conferma come la nascita del Pd non avrebbe lasciato praterie da scorrere con facilità per accogliere messi di voti come qualcuno, molto superficialmente, aveva ipotizzato, perché era facile prevedere l’effetto di attrazione che Veltroni avrebbe esercitato con il voto utile.
Una mano al fallimento l’ha “generosamente” fornita Beppe Grillo con il suo invito all’astensionismo e all’antipolitica è stato – sempre stando ai dati – preso in parola soprattutto a sinistra. Che si debba riconsiderare la sua figura, talvolta apprezzata a sinistra, rimanendo fermi sul principio che ogni opinione va volterrianamente rispettata, viene dalla considerazione che il comico dopo le battaglie sugli “orrori” dei partiti ha finito per appoggiare l’Italia dei Valori, ovvero il più personalistico e privato dei partiti, il cui statuto, forse non letto, dice semplicemente che il partito è Di Pietro il quale può fare quello che vuole, non un partito azienda come FI o partito forse burocratizzato come tanti altri, ma proprio un partito individuale. Che chi pontifica contro l’antipolitica poi manifesti simpatia per un partito di questo genere suona strano, ancor più se ci si scaglia contro gli sprechi e poi si appoggia chi dalla Tav in giù o in su accetta ed anzi propugna tutte le altre grandi opere.
Il primo commento però, non può che partire dal ruolo che hanno avuto gli altri nel determinare il risultato complessivo, ovvero il centro destra e Veltroni...

Veltroni ha fatto tutto quello che poteva per non riuscire in alcun risultato positivo: ha distrutto la sinistra e non ha ottenuto né la vittoria né la rimonta annunciata. Ha sottratto voti a sinistra con il richiamo al voto utile e facendo una campagna più contro la sinistra che contro Berlusconi, non è riuscito a rubare alcun voto alle destre. I ripetuti richiami alla “grande rimonta” servivano soprattutto a convincere, e ci si è riusciti, ad abbandonare la sinistra rinforzando il concetto del voto utile. Poi a conti fatti si è visto che la rimonta è stata al massimo una piccola rincorsa e che i voti ottenuti sono quasi gli stessi dei ds e margherita del 2006. Cioè, se si fosse riproposta la coalizione forse si sarebbe andati meglio. Non è stato neanche molto elegante da parte del Pd il continuo richiamo alle presunte colpe della sinistra nella caduta di Prodi, ricordando le parole di Bertinotti che aveva definito come morente il governo, avvalorando la leggenda di una sinistra inaffidabile, dopo che essa aveva ingoiato decisioni sgradite pur di non mettere in difficoltà la coalizione. E mettendo sullo stesso livello chi aveva sostenuto il governo fino all’ultimo e chi lo aveva fatto materialmente cadere come Mastella e Dini, ripagato con la candidatura nel centro destra.
Se la sottrazione di voti da parte della Lega può essere di portata ridotta, pure lancia segnali chiari e la presenza del partito anche tra i ceti operai, che solitamente trovano riferimento nella sinistra, potrebbe significare una difficoltà, nella dirigenza politica della sinistra, di comprensione della sua base di riferimento.

Per questo è inevitabile la discussione su quanto fatto dalla Sinistra l’Arcobaleno o meglio dai suoi componenti.
Certamente il cartello elettorale, perché tale è stato recepito, non è risultato di grande richiamo su un elettorato che era di suo quanto meno incerto, con una grande componente che giudicava negativamente l’operato del governo e della sinistra e non era del tutto disposta a concedere altre aperture di credito in bianco, essendo appunto la coalizione percepita come una semplice strategia del momento e non come un progetto di largo respiro.
Proprio sulla mancanza di un progetto si appuntano le critiche di quanti a sinistra si erano impegnati nella costruzione della sinistra europea, per l’impressione che hanno avuto di un troppo precipitoso abbandono del progetto a favore di una possibile alleanza con altre forze, senza alcuna certezza programmatica. Invece, la Sinistra Europea poteva avere una sua saldezza a partire dalla quale si poteva chiamare a raccolta chi voleva unirsi, anche concordando forme diverse e ampie a livello di programma, senza annichilirsi in un accordo cencelliano e senza deprimere quanti avevano investito energie e risorse nel progetto primitivo.

Ancora si deve dire che il rapporto con il governo Prodi non ha certo invogliato al sostengo della sinistra, la scelta scellerata di seguire Padoa Schioppa nelle due fasi, prima risanamento e poi ridistribuzione, non è stata compresa da quanti erano e sono messi sotto pressione dal succedersi di anni nei quali le condizioni economiche delle famiglie sono precipitate, e non solo nelle categorie deboli.
Vi sono colpe della sinistra sia di strategia, anche culturale, sia di organizzazione.
Quelle di organizzazione sono più semplici da individuare e forse da risolvere: la scelta di non realizzare un vero progetto unitario a sinistra è forse la più grave insieme a quella di Rifondazione comunista di aver abbandonato la Sinistra Europea per tenerla fuori, invece di farla partecipe del percorso dell’Arcobaleno.

Le “colpe” di strategia, anche culturale, sono più complesse.
Gli esiti delle urne hanno messo l’Arcobaleno di fronte al proprio errore di aver pensato di essere il solo soggetto fisiologicamente in grado di recepire le difficoltà presenti nella società, tra le persone, tra le categorie deboli. E conseguentemente che le risposte della sinistra erano naturalmente quelle recepite come giuste e corrette per i problemi rilevati. Non è stato così, l’errore è stato grave, non averlo compreso ha portato a una migrazione di voti ingente, come abbiamo visto. I voti degli operai verso la Lega hanno seguito il richiamo delle proposte di quel partito, sbagliate e populiste, che sostengono la possibilità di migliorare la condizione se solo si riescono a bloccare le merci cinesi e ad espellere i lavoratori immigrati. Va da sé che tale idea è irrealizzabile e inutile. Però la sinistra non ha trovato parole e modi per spiegare una realtà complessa e le possibili soluzioni e neppure è riuscita a smontare l’illusione fornita dalla Lega.
Uguale è il discorso su molti altri aspetti a partire dalla sicurezza individuale.
Quindi difficoltà di formulare risposte chiare semplici comprensibili.
E a questo si lega però anche la sconfitta, vera e propria, a livello della discussione intellettuale. Si dice che la parte intellettuale del paese sia ancora prevalentemente di sinistra, ebbene questa parte non è riuscita, non ha voluto o non ha potuto, partecipare più attivamente alla formazione di una cultura antagonista diffusa che faccia comprendere la realtà e permetta di accettare soluzioni forse più difficili ma a gioco lungo più sostenibili durature ed eque.
Sicuramente si sarà dimenticato qualcosa in questa analisi, e molto mancherà, ma la discussione è, come si suol dire, aperta. In ogni caso si deve passare dagli errori alle ipotesi per il futuro. Proviamo ad ipotizzare quello che è uno scenario prevedibile.

Se il progetto veltroniano non viene arrestato in conseguenza dei pessimi risultati ottenuti e del malumore presente nel partito, l’idea è quella di arrivare ad un bipartitismo superando il bipolarismo. La soluzione potrebbe essere quella di concordare una legge elettorale con Berlusconi per un modello alla francese o alla spagnola, che, come si è verificato, porta all’annullamento della sinistra radicale.
Se quel progetto dovesse andare avanti non si vedono molte modalità di contrasto, una è sperare in una opposizione di quei pochi che nel parlamento dovrebbero esser contrari, come l’Udc, un’altra quella di dar luogo a iniziative pubbliche, con tutte le difficoltà del caso, perché è chiaro che si tratta di un attacco alla Costituzione stessa e alla libertà di espressione delle opinioni politiche. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di aderire al Pd e costruire là una lobby critica di sinistra.


Ci si deve però preparare alle vicende politiche dei prossimi anni e ai momenti elettorali, anche se inevitabilmente questa non è partita che si possa giocare da soli, dato che dipende, come detto, in parte da più fattori: se infatti avanza il modello bipartitico, la sinistra potrà contare solo su sé stessa. Diversamente, se ci sarà un ripensamento e si ritornerà a parlare di bipolarismo, si potrà ragionare diversamente. Esaminando i risultati elettorali si constata che le coalizioni che includono l’Arcobaleno ottengono risultati migliori che il Pd da solo.
In ogni caso la sinistra dovrà ripartire primariamente da se stessa e costruire un progetto che guardi alla realtà attuale, prima di tutto mettendosi in ascolto dei problemi della gente.
Per farlo è chiaro che è necessaria la presenza di più elementi, l’elaborazione teorica, il lavoro di aggregazione e di diffusione, il confronto con gli altri.

Un punto non si deve trascurare: la sinistra si è sempre caratterizzata per la forza delle sue idee e dei suoi ideali, nel superare il momento difficile non deve dimenticarsi della difesa degli ideali. Quindi ripartire dagli ideali, come base del progetto politico e per meglio fronteggiare chi potrebbe voler perpetuare la situazione attuale e lasciarla fuori dalle istituzioni in maniera permanente.
Il percorso sarà inevitabilmente la costruzione di un soggetto politico che però non parte dal nulla, occorre dare opportunità a nuove energie senza deprimere e penalizzare quelli che già hanno lavorato con competenza e correttezza.
L’importante è non perdere di vista l’obiettivo del progetto politico; invece negli ultimi mesi, l’Arcobaleno è stato costruito senza una riflessione programmatica e si è di fatto rimandato tutto al dopo le elezioni; adesso è il tempo di riflettere e di studiare.
Il progetto non può che essere quello di contrastare il modello liberista consumista caratterizzato da uno sfrenato individualismo egoistico, per la difesa di sistemi amministrativi che difendano socialmente i valori e i bisogni dei cittadini, soprattutto delle categorie deboli.
La discussione deve puntare su di una analisi profonda: un progetto politico non sarà solo una scelta di linea politica ma anche e soprattutto la discussione e l’individuazione di una base sociale di riferimento, elemento fondamentale. Un progetto capace di coniugare le esperienze e le conoscenze acquisite nel passato con l’evoluzione della società attuale, dotandosi di un linguaggio che sia comprensibile a tutti soggetti cui ci si vuole rivolgere.

Ugualmente importante è la finalità strategica che si pone al soggetto, se cioè si pensa a una offerta politica che ha come sbocco predefinito la partecipazione alle amministrazioni o viceversa se si pensa prima a costruire una presenza politica organizzata sui territori e sui luoghi di lavoro.
Seguirà il problema della strategia elettorale, che dipende in gran parte dalle decisioni altrui.
Autonomia, bipolarismo o bipartitismo implicano scelte e condizioni diverse, si può pensare di non approfondirle cercando di organizzarsi in base alle condizioni che matureranno ma in ogni caso è bene iniziare a ragionare sulle diverse prospettive.
Ancora, si deve lavorare sulle forme e sui modi della comunicazione. Occorre trovare le modalità corrette con cui rendere più disponibile e diffusa la cultura “di sinistra”, facendosi aiutare dagli intellettuali di cui la sinistra dovrebbe essere ricca e aiutandoli a loro volta a diffondere le loro voci.
Lavorare su Internet, pensare a forme televisive sullo stesso supporto, rivedere gli attuali giornali per verificare la realizzabilità di dar vita ad un quotidiano universale che serva a tutti, piacevole da leggere e che presenti le posizioni della sinistra in maniera non troppo intellettuale ma pratica e semplice.
Infine una considerazione generale: negli ultimi anni, anche a sinistra, si è supplito alle discussioni sul progetto appoggiandosi alla figura carismatica di un leader come Bertinotti: adesso è arrivato il momento di costruire il progetto evitando di dover ricorrere ad un leader di riferimento.
Sul progetto si devono chiamare a collaborare quanti lo condividono, senza steccati ma anche senza precostituite preferenze. L’appartenenza ad un partito è un valore da tenere in alta considerazione ma non deve diventare un mezzo di esclusione per gli altri, allo stesso modo in cui i valori, le esperienze e le conoscenze dei partiti non possono essere ignorati o sviliti.

Enrico Moriconi
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MessaggioTitolo: Re: Quale sinistra per il futuro?   22/4/2008, 13:59

Ciao a tutti, sono qui anch'io. Stamattina leggevo sul sito di Sinistra democratica l'intervista a Salvi. Mi sembra che dia per scontato che per ora Rifondazione rifletta autonomamente e che Sinistra democratica debba intrecciare rapporti stretti con i socialisti. C'è un grande disorientamento, anche in Sinistra democratica, mi sembra. Per quanto riguarda i partiti comunisti, l'elemento identitario per ora prevale, non solo, ma anche con opzioni separate. Nella mia realtà (Teramo) ho sentito qualche commento dei compagni del PDCI e, almeno secondo me, siamo ben lontani dall'individuare le cause profonde della sconfitta e quindi la strategia da portare avanti. Si punta l'attenzione prevalentemente sul simbolo, ma i problemi sono altri...Io naturalmente continuo a pensa a una sinistra larga, che non parli solo a una nicchia, ma a tutta la società,che punti a dare risposte ai problemi concreti della gente (che naturalmente deve essere prima ascoltata), che punti a riempire lo spazio enorme che a sinistra c'è, che attivi metodi e procedure democratiche. Potremo arrivarci? Magari occorrerà dare tempo a Rifondazione e al PDCI di riflettere al loro interno, definire le posizioni comuniste e poi tornare a riaggregarci? Io ritengo che occorrerebbe superare le formazioni novecentesche e la stessa contrapposizione tra socialisti e comunisti, ma il fatto che il tentativo di Sinistra Arcobaleno sia fallito è un macigno, per ora. E tuttavia è impensabile che l'Italia con la sua storia, la sua cultura, le sue lotte sia priva di una Sinistra...
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MessaggioTitolo: Re: Quale sinistra per il futuro?   22/4/2008, 14:17

tina ha scritto:
Ciao a tutti, sono qui anch'io. Stamattina leggevo sul sito di Sinistra democratica l'intervista a Salvi. Mi sembra che dia per scontato che per ora Rifondazione rifletta autonomamente e che Sinistra democratica debba intrecciare rapporti stretti con i socialisti. C'è un grande disorientamento, anche in Sinistra democratica, mi sembra. Per quanto riguarda i partiti comunisti, l'elemento identitario per ora prevale, non solo, ma anche con opzioni separate. Nella mia realtà (Teramo) ho sentito qualche commento dei compagni del PDCI e, almeno secondo me, siamo ben lontani dall'individuare le cause profonde della sconfitta e quindi la strategia da portare avanti. Si punta l'attenzione prevalentemente sul simbolo, ma i problemi sono altri...Io naturalmente continuo a pensa a una sinistra larga, che non parli solo a una nicchia, ma a tutta la società,che punti a dare risposte ai problemi concreti della gente (che naturalmente deve essere prima ascoltata), che punti a riempire lo spazio enorme che a sinistra c'è, che attivi metodi e procedure democratiche. Potremo arrivarci? Magari occorrerà dare tempo a Rifondazione e al PDCI di riflettere al loro interno, definire le posizioni comuniste e poi tornare a riaggregarci? Io ritengo che occorrerebbe superare le formazioni novecentesche e la stessa contrapposizione tra socialisti e comunisti, ma il fatto che il tentativo di Sinistra Arcobaleno sia fallito è un macigno, per ora. E tuttavia è impensabile che l'Italia con la sua storia, la sua cultura, le sue lotte sia priva di una Sinistra...

Ormai è chiaro che si va ad una disaggregazone e riaggregazione della sinistra. Credo che la scissione nel PRC sia ormai nei fatti, e SD deve continuare ad essere uno dei motori della riaggregazione. Guardare solo ai socialisti non serve, stiamo parlando di un partito dello 0,9%. Ripartiamo dal PRC di Vendola e Giordano, dal PS e da SD. Che non sono poca cosa.
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